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MGF: Migliaia di ragazze potranno evitare le mutilazioni genitali

immagine di donne africane
Mayamouna Traor, 59 anni (qui mentre dialoga con un capovillaggio) è una leader del movimento per i diritti delle donne in Senegal - ©UNICEF/HQ98-0232/R.Grossman

Grazie ad un innovativo progetto UE ed UNICEF

Un innovativo progetto, elaborato in collaborazione tra UE ed UNICEF, ha contribuito a cambiare gli atteggiamenti in migliaia di famiglie e comunità africane in modo da arginare talune pratiche tradizionali dannose, nella fattispecie, le mutilazioni genitali femminili. Tale progetto si basa sull'educazione e l'acquisizione di consapevolezza da parte delle donne: la diffusione della cultura della salute, ha permesso che migliaia di ragazze di comunità provenienti da Egitto, Eritrea, Etiopia, Senegal e Sudan non siano più sottoposte a prassi di mutilazione ovvero di escissione e suturazione.

MGF
In molti paesi africani, le mutilazioni genitali femminili (d'ora innanzi, MGF) costituiscono una pratica culturale secolare. Le MGF, in effetti, costituiscono una prassi ben più complessa di quanto si è abituati a pensare. Esse sono, infatti, incardinate all'interno di un complesso sistema di scambio sociale, strutturato intorno a tutto un sistema economico di trasferimento di diritti patrimoniali e reali legati all'istituto del matrimonio.   
Si stima che 140 milioni di ragazze e donne abbiano subito una qualche forma di MGF. Ogni anno, circa tre milioni di bambine - 8.000 al giorno, devono sopportarne le conseguenze. Questa pratica si osserva nei paesi africani e alcuni paesi del Medio Oriente e in Asia. Le ragazze di solito hanno tra i cinque e gli undici anni.
Nell'ambito del progetto UE - UNICEF, un approccio comune è stato applicato in cinque paesi africani, basato su un concetto globale su come cambiare le norme sociali al fine di porre fine a tali pratiche nocive per la salute delle donne.

Il progetto, realizzato da UNICEF, ha beneficiato dei finanziamenti dell'UE per un importo di € 3.991.000 per il periodo 2008-2012.

In Senegal, dove il 28% delle donne tra i 15 ei 49 anni sono sottoposte a mutilazioni genitali, sono stati fatti progressi sorprendenti. In poco meno di un decennio, più di 5.300 comunità hanno abbandonato tale pratica.

In Egitto, tale pratica è diffusa tra il 91% delle donne; il progetto ha, anche in questo caso, riscontrato risultati positivi, soprattutto tra i più giovani. Il numero di famiglie che accettano l'abbandono di questa pratica è aumentata in modo significativo, da 3.000 nel 2007 a 17.772 nel 2011.

In Etiopia, nonostante i tassi elevati di MGF, la pratica è in calo: tra il 2000 ed il 2005, il tasso è calato dall' 80 al 74% delle donne.

Organizzazione del progetto
Il progetto ha contribuito ad accrescere la consapevolezza dei pericoli per la salute connessi alle MGF, favorendo altresì lo svolgimento di dibattiti e confronti all'interno delle comunità locali, nonché  il germinare di dibattiti a livello dei singoli Stati concernenti i diritti umani in generale e le relazioni tra uomini e donne in particolare. Con questo metodo di ordine pedagogico e democratico, le comunità si sono riunite ed hanno discusso, addivenendo, talvolta a dichiarazioni pubbliche emanate dalle autorità locali in cui si affermava la volontà di abbandonare questa pratica.

 
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