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Cappella Palatina

 
 
Interno della cappella
Cappella Palatina.

L'itinerario museale inizia dalla trecentesca Cappella Palatina o di Santa Barbara, che si apre sul quattrocentesco cortile di Castel Nuovo.

All'esterno l'attuale portale marmoreo, opera di Andrea dell'Aquila, ha sostituito alla metà del XV secolo quello angioino, come il rosone soprastante, progettato dal catalano Matteo Forcimanya nel 1470, sostituì quello trecentesco distrutto da un terremoto.

L'interno, riportato ai canoni dell'architettura gotica dopo i vari rifacimenti dei secoli scorsi tra cui quello barocco del Settecento, è formato da una sola navata ricoperta da una volta a capriate lignee, senza cappelle laterali, terminante con un'abside rettangolare sul cui fondo si apre un'alta e larga monofora contrapposta a quelle, lunghe e strette, delle pareti laterali.

Nel Trecento venne interamente affrescata con le Storie del Vecchio e del Nuovo Testamento da Giotto e dai suoi allievi. Di questo ciclo restano soltanto pochi frammenti negli sguanci delle finestre con testine decorative e motivi vegetali, attribuiti a Maso di Banco e collaboratori, che ricordano gli affreschi giotteschi della cappella Bardi in Santa Croce a Firenze.

 
 
Testa decorativa, posizionata nella zona destra del coro della Cappella Palatina
Opera attribuita a Giotto o alla sua scuola. Foto di Andrea Della Rossa

La Cappella, unica testimonianza dell'antica reggia angioina, attualmente è destinata ad ospitare mostre temporanee. Con l'annessa sacrestia (temporaneamente chiusa), raccoglie pregevoli sculture del Rinascimento napoletano, quasi tutte opere di artisti che lavorano all'Arco di Trionfo di Alfonso di Aragona (1452-1458), tra cui è degno di nota il magnifico Tabernacolo con la Madonna e il Bambino, capolavoro giovanile del lombardo Domenico Gagini, allievo di Donatello e Brunelleschi.

Sulla parete di fondo della sacrestia, al posto di un settecentesco armadio ligneo trasferito al secondo piano del museo, campeggiano le due Madonne con il Bambino del dalmata Francesco Laurana, uno dei maggiori rappresentanti della scultura napoletana quattrocentesca. Delle due, l'una, detta anche Madonna del passero, proveniente dalla chiesa napoletana di Sant'Agostino alla Zecca, appartiene al primo soggiorno napoletano del Laurana e si avvicina stilisticamente alle sculture eseguite per l'Arco alfonsino dallo stesso artista.
 
L'altra Madonna "soave fanciulla nel volto adombrato di melanconia" proviene dal portale della Cappella Palatina e risale al secondo soggiorno napoletano dello scultore (1474). L'itinerario prosegue negli ambienti del primo e secondo piano dell'ala meridionale del Castello.

 
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