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La celeste protezione

antica veduta di Napoli con in alto la Vergine Maria e i Santi patroni
particolare da: A. Baratta, veduta di Napoli, 1626. In alto la Vergine Maria con i Santi patroni

Cinquantuno è il numero dei santi della Chiesa cattolica ai quali, nei secoli, è stata affidata la protezione della città di Napoli. E al nutrito stuolo va aggiunta anche la Vergine Maria, "la Regina di tutti i santi", "l'Avvocata divina" alla quale i cinquantuno patroni ricorrono per l'intercessione presso il Padre celeste.

Rappresentazioni artistiche hanno contribuito nel tempo a raffigurare e ricordare la protezione ultraterrena su Napoli e sui suoi abitanti, ma nella memoria collettiva è probabilmente meno nitido il ricordo della competenza che il governo della città aveva nell'ammissione di nuovi patroni.

 
 

In un arco temporale lungo oltre trecento anni l'iter procedurale per l'affidamento della patronanza, ha previsto la richiesta formale agli organi di governo politico della città. La petizione era ordinariamente a firma del rappresentante di un ordine religioso che "proponeva" un confratello elevato all'onore degli altari e il cui culto era profondamente radicato tra i cittadini.
Il governo municipale deliberava l'approvazione della richiesta concedendo un donativo alla chiesa dove il santo era venerato; alla somma si poteva accompagnare l'offerta di cera per la realizzazione delle candele cerimoniali. In alcuni casi era deliberato anche l'intervento di rappresentanti della città alla celebrazione annuale in onore del santo.

 
medaglia coniata per la patronanza di santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe, anno millenovecentouno
medaglia in argento coniata per la patronanza di s. Maria Francesca delle Cinque Piaghe, 1901

Ottenuto il placet della Città, si attendeva il rilascio della Bolla pontificia e successivamente i richiedenti, secondo un'antica consuetudine, provvedevano a far realizzare un busto in argento raffigurante il santo e contenente alcune sue reliquie. Il busto era solennemente ricevuto in duomo e sistemato nella Cappella del Tesoro di San Gennaro, insieme con quelli degli altri patroni (nel corso dei secoli le preziose statue sono uscite dal duomo solo in occasione della processione che si tiene il primo sabato del mese di maggio, a ricordo della traslazione delle reliquie di san Gennaro da Montevergine a Napoli avvenuta nel 1497. La rarità dell'evento è stata occasione per la nascita di un antico detto ancora oggi pronunciato alla comparsa di persone che si mostrano assai poco in giro: "... so' asciute 'e statue 'a dint' 'o vescovato!").

Nel corso dei secoli il governo della città ebbe mutata più volte la propria configurazione e tra gli effetti che ne derivarono sorse, negli anni Trenta dell'Ottocento, la necessità di stabilire a quale degli organi dell'amministrazione municipale spettava deliberare circa le richieste di patronanza.
Per dirimere la questione si ricorse anche agli antichi documenti conservati presso l' "Archivio di Città" e, dopo lungo dibattito, la decisione fu presa a maggioranza: toccava al Decurionato, sorta di odierno Consiglio comunale.

 

I santi patroni

immagine devozionale di San Gennaro patrono di Napoli
San Gennaro patrono di Napoli, particolare da santino del 1900

A san Gennaro, santo protettore di Napoli per antonomasia, si affiancano per antichità di nomina sant'Aspreno, sant'Atanasio, sant'Eufebio (noto anche con il nome di Efebo, trasformato dal popolo napoletano in Eframo), sant'Agrippino e sant'Agnello abate. Furono tutti Vescovi e la patronanza cittadina fu sancita in data così antica da non essere esattamente conosciuta.

Gli affidamenti celesti proseguirono nel XVII secolo, a seguito di un exploit di richieste; in clima di Controriforma, la protezione della città fu affidata a ben venticinque santi: s. Tommaso d'Aquino, s. Andrea Avellino, s. Patrizia, s. Francesco di Paola, s. Domenico, s. Giacomo della Marca, s. Francesco Saverio, s. Teresa d'Avila, s. Antonio di Padova, s. Filippo Neri, s. Gaetano, s. Severo, s. Nicola, s. Gregorio Armeno, s. Chiara, s. Biagio, s. Pietro martire, s. Giuseppe, s. Michele Arcangelo, s. Francesco d'Assisi, s. Maria Maddalena de' Pazzi, s. Giovanni Battista, s. Francesco Borgia, s. Candida minore, s. Maria Egiziaca.

Nel secolo dei Lumi i nuovi patroni furono sei: s. Antonio Abate, s. Ignazio di Loyola, s. Maria Maddalena penitente, s. Irene, s. Emidio vescovo di Ascoli, s. Raffaele Arcangelo.
Durante l'Ottocento, dieci: s. Anna, s. Luigi Gonzaga, s. Agostino, s. Vincenzo Ferreri, s. Alfonso Maria de' Liguori, s. Francesco Caracciolo, s. Francesco de Geronimo (o de Girolamo, di Girolamo), s. Giovanni Giuseppe della Croce, s. Pasquale Baylon, s. Rocco, s. Gioacchino.
Nel Novecento soltanto quattro: s. Maria Francesca delle Cinque Piaghe, s. Lucia, s. Gertrude, s. Rita.

 
 
 

Bernardo Leonardi

 
 

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