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Mostra fotografica: l'Airone alto nel nostro cielo

l'uomo e la leggenda: Fausto Coppi

manifesto fausto coppi

Dal 18 al 31 maggio
Antisala dei Baroni - Maschio Angioino
dalle 9.00 alle 19.00
domenica dalle 9.00 alle 14.00
 
Nel 50° anniversario della scomparsa di Fausto Coppi, gli assessorati all'Ambiente e allo Sport del Comune di Napoli hanno promosso, in ricordo della figura del leggendario campione, un'iniziativa coordinata con il Comune di Tortona, e l'associazione "Fausto e Serse Coppi".
 
Martedì 18, alle ore 18,00, nell'Antisala dei Baroni al Maschio Angioino - sarà inaugurata la mostra fotografica  "L'Airone alto nel nostro cielo".
Interverranno gli assessori Rino Nasti e Alfredo Ponticelli, Giuseppe Cutolo Presidente della Federazione Ciclistica Italiana-Comitato Campania, Mimmo Castellano storico patron del Giro d'Italia, Stefano Feltrin presidente dell'Associazione squadre professionistiche italiane, Angelo Damiano medaglia d'oro specialità tandem alle Olimpiadi di Tokyo 1964, Crescenzo D'Amore campione del mondo  juniores 1997 su strada, Gian Paolo Porreca storico del ciclismo.
 
Da 'Fausto Coppi:gli anni e le strade', (BOLIS Edizioni. A cura di Gianni Rossi), nella ricorrenza dei 50 anni dalla scomparsa (2/1/10) del 'Campionissimo', presentiamo, per gentile concessione dell' Editore e dell' Autore, il contributo di Gian Paolo Porreca.

Fausto Coppi e quel Giro della Campania '54. Vinto con amore.
 
Fausto Coppi amava particolarmente il Sud, e la Campania in specie, si recconta. Per la devozione trasparente, innanzitutto, di un reduce della guerra. In Campania, difatti, sbarcato nel febbraio '45 a Napoli dalla prigionia in Africa, Fausto Coppi fu trasferito nel campo RAF di Caserta, come attendente di un ufficiale inglese, di nome Towell, che poco o nulla sapeva di ciclismo.
 
E lì avrebbe ritrovato, per l'intercessione popolare di Gino Palumbo, capo del servizi sportivi de 'La Voce', ed i buoni uffici del patron del Giro della Campania 'don' Vincenzo Milano e del cavaliere Peppino Improta dell' Unione Velocipedistica Italiana, una bici amica su cui riprendere ad allenarsi. Sulla bicicletta di un artigiano di Frattamaggiore, di nome D'Avino, ricominciava il tragitto per la gloria. E Fausto Coppi, più in là nel tempo, avrebbe amato particolarmente la Campania, molto di più. E quell'anno fatidico - era il 1954 - in una maniera del tutto speciale. L'avrebbe amata da campione del mondo, con la maglia iridata conquistata nell'agosto prima a Lugano, con quel belga Germain Derjicke ancora disperso sulla Crespera.

 
 
Nell'antisala dei Baroni al Maschio Angioino, fino al prossimo 31 maggio sarà visitabile la mostra L'airone alto nel nostro cielo dedicata al campionissimo Fausto Coppi a 50 anni dalla sua morte. L'esposizione, promossa dal Comune di Napoli e curata dal Comune di Tortona e dall'associazione Fausto e Serse Coppi comprende oltre cento fotografie, lettere e casacche, che rievocano il periodo d'oro del ciclismo in Italia attraverso le gesta del campionissimo. La mostra sarà aperta tutti i giorni dalle 9 alle 19 e la domenica dalle 9 alle 14. Nell'antisala dei Baroni al Maschio Angioino, fino al prossimo 31 maggio sarà visitabile la mostra L'airone alto nel nostro cielo dedicata al campionissimo Fausto Coppi a 50 anni dalla sua morte. L'esposizione, promossa dal Comune di Napoli e curata dal Comune di Tortona e dall'associazione Fausto e Serse Coppi comprende oltre cento fotografie, lettere e casacche, che rievocano il periodo d'oro del ciclismo in Italia attraverso le gesta del campionissimo. La mostra sarà aperta tutti i giorni dalle 9 alle 19 e la domenica dalle 9 alle 14.

E di più ancora, molto di più, come può solo un campione del mondo innamorato. Il Giro della Campania 1954, diretto dal compianto Riccardo Cassero,  capo dei servizi sportivi de 'Il Mattino', avrebbe salutato la prima delle due vittorie ottenute dal Campionissimo - vincitore anche nella edizione successiva - nella più antica competizione del ciclismo meridionale. Si sarebbe illustrata, la gara, di un robusto attacco di coppia, firmato Michele Gismondi e Bernard Gauthier, di un inseguimento aristocratico di  Fausto Coppi sortito come un rapace sul Valico di Chiunzi e concluso - da primatista dell' ora in carica qual era - sul passo, sulla prima tratta dell' autostrada Napoli-Pompei.
 
Anzi, nello specifico, Pompei-Napoli... Fino alla volata senza dubbi, sull' Arenaccia, il romantico velodromo partenopeo in cemento, al cospetto di una di quelle folle straripanti e plaudenti intorno al ciclismo nelle foto dell'epoca, che a rivederle oggi infonde tanta inguaribile nostalgia. 

 
 

Primo, l'iridato Fausto Coppi, secondo il fedele Gismondi, l' uomo gentile che sfiorava i Mondiali, terzo Gauthier, il 'cuore di Lione', l' uomo forte che vinceva le Bordeaux-Parigi... Ma il traguardo della classica di primavera del Sud, profumata di ginestre e gelsomini della tradizione, salutata dai gerani affacciati dai balconcini del tempo, sarebbe stato ancora in credito, per il campione di Novi Ligure, anche dopo lo sprint formale, di una emozione inaudita.
 
Per il ciclismo e per Coppi, che ne fu primo autore. C' era difatti in arrivo, senza fiato, il bacio di una miss riservata, c'era in carovana ospite di onore segreta (per gli altri, almeno...). Giulia Occhini, l'amore proibito per l' Italia ed il ciclismo. 'Allora le donne non potevano seguire le corse ciclistiche, per regolamento, e così noi travestimmo da uomo Giulia Occhini, la bianca come felicemente l' aveva definita a Lugano Pierre Chany, con tanto di cappellone e giubbotto, e ce la infilammo come una spia, manco fosse una Mata-Hari, nella vettura del giornale', ci raccontava con un sorriso ancora complice il caro Cassero, cinquanta anni dopo. L'amore al comando, come un airone finalmente ad ali spiegate, volteggiava sulla fantasia e sulla Costiera. E Fausto Coppi avrebbe amato di un amore ancor più corrisposto quella Campania. Dove, da giovane e da atleta, nel 1945 aveva recuperato una speranza. E nella primavera di grazia 1954, si sussurrava, in fuga di coppia al 'Santa Caterina' di Amalfi, unatrepida illusione di eternità.
 
Gian Paolo PORRECA

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