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L'orologio di città

antica fotografia dell'orologio di città
l'orologio di città, particolare da fotografia stereoscopica, 1858-59

Nel corso del XIX secolo la ricerca di possibili applicazioni dell'energia elettrica spaziò anche nel campo degli strumenti per la misurazione del tempo consentendo la fabbricazione di orologi elettrici a motore sincrono caratterizzati da semplicità del meccanismo e ottima precisione. Ebbe così impulso anche la progettazione di orologi stradali i cui primi modelli iniziarono a comparire nelle esposizioni industriali internazionali.

L'innovazione riscosse l'interesse del re Ferdinando II di Borbone-Due Sicilie che, nel 1853, acconsentì ad acquistarne un esemplare "ad uso di piazza pubblica" da sistemare "in uno de' larghi di questa Capitale". Ebbe l'incarico tale Giovanni de Normann, "meccanico della Reale telegrafia elettrica", che acquistò l'orologio nella lontana Inghilterra.

Da Londra, l'apparecchiatura fu trasportata in treno a Liverpool dove, imbarcata su una nave a vapore, continuò il viaggio verso Napoli giungendovi, danneggiata, nell'ottobre del 1853. Tra acquisto, trasporto e riparazione, il costo totale raggiunse i mille ducati, cifra che Ferdinando II pose interamente a carico dell'Amministrazione cittadina.

Ora occorreva decidere dove installare l'orologio. Il re espresse la propria preferenza per il Largo del Castello (all'incirca l'attuale piazza del Municipio) quindi al Consiglio edilizio municipale rimase il compito di cercare una sistemazione nell'area della vasta piazza.

 
 
posizione dell'orologio di città evidenziata su cartografia del milleottocentosessanta
in rosso la posizione dell'orologio di città, elaborazione da cartografia del 1860

Si individuò un punto in asse con la Strada di Santa Brigida, ma al sovrano l'idea non piacque: rovinava "la visuale della Strada". Furono esaminate altre soluzioni e prevalse quella che collocava l'orologio dinanzi alla facciata principale del Palazzo di San Giacomo.

Era una scelta che considerava la recente sistemazione della "Officina generale de' telegrafi elettrici" in locali adiacenti al portone sinistro del "Palazzo dei Reali Ministeri". Infatti, sfruttando la vicinanza della stazione telegrafica, bastò collegare a quella un breve tratto di cavi interrati per ottenere facilmente l'energia elettrica necessaria al funzionamento dell'orologio.

Terminato il basamento in pietra vulcanica progettato dall'architetto municipale Gaetano Genovese, si innalzò lo stelo di ferro su cui fu fissato l'orologio a quattro quadranti leggibili anche di notte grazie ad un sistema di illuminazione a gas.

L'orologio entrò in funzione nel novembre del 1854 e rimase di fronte al Palazzo di San Giacomo fino al 1863, quando, a causa dello spostamento dell'ufficio dei telegrafi nel Palazzo Gravina, fu rimosso dal Largo appena ribattezzato "piazza del Municipio".

 
 
 

Bernardo Leonardi

 
 

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