Descrizione
Un bene sottratto alla camorra che diventa baluardo di libertà.
È stata presentata questa mattina, nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, alla presenza della Vicesindaco e Assessora all’Urbanistica, Laura Lieto, dell’Assessore alla Legalità Antonio De Iesu, dell’Assessora allo Sport e alle Pari Opportunità Emanuela Ferrante, della Presidente del Consiglio Comunale, Enza Amato, e di Tania Castellaccio, socia della Cooperativa Dedalus, la nuova casa di semi-autonomia destinata a donne vittime di violenza, tratta e sfruttamento.
È stata presentata questa mattina, nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, alla presenza della Vicesindaco e Assessora all’Urbanistica, Laura Lieto, dell’Assessore alla Legalità Antonio De Iesu, dell’Assessora allo Sport e alle Pari Opportunità Emanuela Ferrante, della Presidente del Consiglio Comunale, Enza Amato, e di Tania Castellaccio, socia della Cooperativa Dedalus, la nuova casa di semi-autonomia destinata a donne vittime di violenza, tratta e sfruttamento.
L’immobile, confiscato al clan Grimaldi e assegnato al Comune di Napoli, rinasce oggi grazie alla gestione della Cooperativa Sociale Dedalus, offrendo non solo un tetto, ma un vero percorso di reinserimento sociale e lavorativo.
Il progetto trasforma un simbolo di sopraffazione in uno spazio di autodeterminazione, confermando l’impegno dell’Amministrazione nel riutilizzo sociale dei beni confiscati.
Il progetto trasforma un simbolo di sopraffazione in uno spazio di autodeterminazione, confermando l’impegno dell’Amministrazione nel riutilizzo sociale dei beni confiscati.
Un presidio di libertà
La struttura, riqualificata funzionalmente dalla Cooperativa Dedalus, ospiterà donne che hanno già intrapreso un percorso di uscita dalla violenza, accompagnandole verso la piena autonomia abitativa e professionale.
Alla conferenza sono intervenuti anche i responsabili della Cooperativa, che hanno illustrato le attività quotidiane e il modello di accoglienza integrata che caratterizzerà il centro.
Alla conferenza sono intervenuti anche i responsabili della Cooperativa, che hanno illustrato le attività quotidiane e il modello di accoglienza integrata che caratterizzerà il centro.
L’apertura di questa casa non rappresenta solo un traguardo amministrativo, ma un segnale di speranza: la dimostrazione che dai luoghi del crimine può germogliare una nuova cultura del rispetto e della solidarietà.
Le dichiarazioni istituzionali
«Abbiamo fatto un lavoro tra assessorati molto significativo di collaborazione e di costruzione di interventi interdisciplinari per garantire la protezione fisica, quando è necessaria, ma soprattutto per offrire programmi di accompagnamento per le persone. Le donne sono la maggioranza delle vittime, ma ci sono naturalmente anche uomini o persone transgender che vivono una condizione difficile e che, grazie a programmi che vanno dall’assistenza legale all’assistenza psicologica, vengono accompagnate lungo un percorso che porti a una vita normale», ha affermato la Vicesindaco Lieto.
«Quando riusciamo a dare una destinazione adeguata a un bene confiscato – ha sottolineato l’Assessore De Iesu – completiamo idealmente un percorso. Si parte dalle attività investigative per arrivare al sequestro, alla confisca e alla restituzione del bene alla collettività. L’amministrazione comunale sta svolgendo un lavoro significativo per utilizzare al meglio i beni confiscati: è un dovere ed è una forma di attenzione verso la collettività. Per questo abbiamo costituito una struttura amministrativa specifica. Facciamo una valutazione sui progetti di riutilizzo che ci vengono presentati e, sulla base di questi progetti, assegniamo l’immobile, effettuando anche verifiche successive sul rispetto dell’impegno assunto».
«I casi di violenza – ha ricordato l’Assessora Ferrante – sono sempre più frequenti. Dall’inizio dell’anno ne abbiamo già registrati una decina. Fino a oggi sono state adottate importanti decisioni dal punto di vista repressivo, però siamo di fronte a un fenomeno che si sta ampliando sempre di più verso le fasce giovanili. Questo ci spaventa, ma ci fa anche capire che nei rapporti affettivi c’è qualcosa che non funziona. È anche su questo che bisogna lavorare. Andiamo spesso nelle scuole a confrontarci anche con i più piccoli, perché è importante cominciare da loro per far capire le corrette modalità di vivere i rapporti affettivi».
«Questo bene confiscato alla criminalità – ha affermato Tania Castellaccio, della Cooperativa Dedalus – ha un valore simbolico perché è destinato alla protezione delle donne vittime di violenza e di tratta, e ai loro percorsi di autonomia. Elemento fondamentale del progetto è offrire strumenti di empowerment alle donne, perché la violenza non è solo quella fisica. C’è un grande tema ancora poco visibile: quello della violenza economica. Per questo saranno attivate azioni di sostegno volte alla formazione, alla professionalizzazione e all’inserimento lavorativo, perché l’autonomia economica è volano di libertà».