Nel ricordo di Capaci si chiude “Beni Confiscati, Porte Aperte”, 13 beni sottratti alle mafie aperti alla città

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L'iniziativa si è svolta dal 18 al 23 maggio 2026

Data pubblicazione:
23 Maggio 2026
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Oggi si è conclusa l'iniziativa "Beni Confiscati, Porte Aperte", che, per trent'anni dalla Legge 109 del 1996, ha coinvolto in cinque giornate decine di operatori sociali, associazioni, cooperative, studenti e cittadini, aprendo le porte di 13 beni restituiti alla collettività attraverso percorsi di accoglienza, formazione, cultura, lavoro, sport e sostegno sociale.
La giornata conclusiva, celebrata il 23 maggio nel ricordo della strage di Capaci, ha visto la presenza anche dei genitori di Mario Paciolla, il cooperante napoletano morto in Colombia nel 2020 e simbolo dell'impegno civile e della ricerca di verità.
È stata allestita in piazza la "Bacheca della Legalità", dove cittadini, studenti e partecipanti hanno lasciato i propri pensieri, messaggi e riflessioni sul valore della legalità, della memoria e dell'impegno antimafia.
"In queste giornate è stato possibile visitare spazi che spesso operano lontano dai riflettori ma che rappresentano importanti esperienze di rigenerazione civile – ha detto Enza Amato – dalle sartorie sociali ai laboratori artistici, dalle attività educative ai progetti di inclusione, abbiamo mostrato come un bene confiscato possa diventare uno strumento di crescita collettiva".
"La conclusione del percorso il 23 maggio, nel ricordo della strage di Capaci, assume un valore ancora più forte – ha aggiunto la Presidente – la memoria non è soltanto commemorazione, ma impegno quotidiano nella costruzione di realtà libere dalle mafie".
"Queste giornate sono servite anche a rafforzare una consapevolezza condivisa tra istituzioni, uffici amministrativi, associazioni e realtà sociali – ha spiegato Amato – i beni confiscati non possono essere considerati semplicemente immobili da gestire, ma devono essere profondamente connessi con il territorio e con i bisogni reali dei quartieri in cui si trovano. Un bene confiscato diventa davvero presidio di legalità quando riesce a dialogare con il quartiere, con le scuole, con i giovani, con le famiglie e con le fragilità sociali presenti nei territori".
"L'iniziativa ha voluto anche rilanciare l'attenzione sul tema delle risorse necessarie per sostenere il riutilizzo sociale dei beni confiscati – ha concluso Amato – per questo abbiamo ritenuto importante la proposta di Libera di destinare una quota del Fondo Unico di Giustizia al rafforzamento dei progetti sociali e di rigenerazione territoriale. Ringrazio infine la Fondazione Pol.i.s., gli uffici comunali e tutti gli enti che hanno supportato l'idea di aprire i beni confiscati alla città".

Ultimo aggiornamento: 23/05/2026, 13:57

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