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Il messaggio dei simboli

 
particolare della facciata di palazzo San Giacomo

Bisognava che il ruolo istituzionale dell'edificio di San Giacomo fosse chiaro a quanti scorrevano con lo sguardo l'imponente facciata principale del palazzo. Non si doveva tralasciare, però, la celebrazione della dinastia regnante.

La soluzione a queste necessità di comunicazione politica e pubblica "avant lettre" fu trovata ricorrendo al linguaggio simbolico riproposto dallo stile architettonico allora in voga: alla didascalica targa con la scritta "Ministeri di Stato" furono affiancati due fregi ricchi di antichi simboli.

Forse un sistema comunicativo rivolto a pochi ma, per l'epoca, un irrinunciabile riferimento al linguaggio simbolico largamente utilizzato nella classicità occidentale.

Ciascuno dei simboli richiamava l'antico significato ad essi attribuito, ispirando la comprensione del messaggio in chi conosceva la chiave interpretativa di quel codice.

I fregi sono ancora lì. E' cambiata la targa che li separa ed anche loro hanno sopportato qualche adattamento a seguito della caduta del Regno delle Due Sicilie ma, nonostante tutto, il messaggio ad essi affidato è ancora ben decifrabile.

 

i due fregi

Ciascuno degli insiemi decorativi è costituito da tre ghirlande e quattro oggetti. Le ghirlande incorniciavano ciascuna un giglio borbonico, simbolo della Casa allora sul trono (della rimozione di quei simboli dinastici si è detto in: 1860, via i gigli), mentre gli oggetti alludevano alle prerogative del sovrano e alle competenze dei dicasteri ospitati nel palazzo (fino agli anni Cinquanta dell'Ottocento le Reali Segreterie e Ministeri di Stato erano, appunto, otto: della Presidenza del Consiglio de' Ministri, degli affari esteri, di grazia e giustizia, degli affari ecclesiastici, delle finanze, degli affari interni, della guerra e marina, della polizia generale).

Per ciascun fregio le ghirlande sono in numero di tre (lo stesso numero dei gigli presenti nello scudo posto al centro dello stemma dei Borbone-Due Sicilie): due sono di rami di alloro con bacche mentre quella centrale è di rami di quercia con ghiande. Le ghirlande poste attorno al giglio reale inneggiavano emblematicamente alla dinastia e il loro messaggio diventa chiaro se letto utilizzando il significato simbolico delle piante di cui sono composte: l'alloro, sacro ad Apollo, rappresenta l'eroismo, l'immortalità conseguita attraverso la vittoria mentre la quercia, consacrata a Zeus, rappresenta forza, solidità, potenza, longevità.

In ciascun fregio i quattro oggetti si alternano alle ghirlande e a queste sono avvinti con dei lacci; diveniva, quindi, esplicito il vincolo che legava al potere del sovrano i concetti rappresentati da quei simboli.

fregio di sinistra

il fregio di sinistra

spada: l'arma, sistemata nel fodero, si mostra in una valenza positiva e come emblema regale cioè allusione al ruolo del sovrano di amministratore di giustizia e difensore dei propri sudditi.

tridente: riferimento al dio degli oceani, Poseidone, rappresenta il dominio sul mare.

bilancia: simbolo di giustizia e prudenza, è rappresentazione del diritto e della funzione amministrativa.

mano di giustizia: la mano aperta (con il palmo rivolto verso chi guarda) posta all'estremità di uno scettro, è un altro simbolo del potere regale. Rappresenta la mano destra del Creatore, espressione della sua bontà e della sua misericordia, qualità traslate al sovrano che governa il popolo per "grazia di Dio".

 

fregio di destra

il fregio di destra

specchio: sintesi rappresentativa della prudenza, della saggezza, della verità e mezzo che permette l'abbandono all'introspezione.

caduceo: noto come emblema del dio Hermes, è simbolo di pace e prosperità. E' anche rappresentazione simbolica del commercio.

ancora: simbolo di stabilità e sicurezza. In basso, in rilievo tra le marre, è il giglio dei Borbone (è l'unico simbolo dinastico rimasto nel palazzo dopo le rimozioni del 1860).

pastorale: rappresentazione della fede e segno d'autorità. E' da ricordare che era prerogativa del sovrano delle Due Sicilie scegliere i vescovi che avrebbero svolto il loro ministero all'interno dei confini del regno.

 
 
 

Bernardo Leonardi