
Caro direttore, sono stato già interpellato per la vicenda delle firme da autenticare in Comune, senza cioè rivolgersi obbligatoriamente ad un notaio e ti chiedo quindi ospitalità per rispondere alle lamentele sul punto dell'assessore della I Municipalità Alberto Boccalatte. Lo scorso anno, un solerte cittadino mi sottopose la seguente questione: pretendeva che presso gli uffici comunali gli venisse autenticata la firma, posta in calce alla procura da rilasciare ad un legale, per la costituzione di parte civile in un processo penale. Partendo da quella richiesta, riuscii ad ottenere il decreto sindacale n. 647 del 2007, che però soltanto in alcuni casi consente l'autentica della firma da parte di un dipendente di Palazzo San Giacomo. Non soddisfatto, il cittadino mi ha poi pressato (e ha fatto bene) per allargare le ipotesi di "autentica in Comune", senza cioè rivolgersi ad un notaio con conseguente esborso finanziario. Per capire se il Comune di Napoli interpretasse in maniera errata il D.P.R. 445/2000 e il D.Lgs. 271/89 (ometto altri riferimenti, queste le principali norme da consultare in proposito) mi sono rivolto ai miei colleghi ombudsmen dei maggiori comuni italiani, con i quali si è costituito il "Coordinamento dei difensori civici delle città metropolitane". I colleghi di Torino, Firenze e Milano mi hanno fornito una risposta molto dettagliata, dalla quale emerge che l'interpretazione normativa del Comune di Napoli è esattamente in linea con quella delle altre grandi città italiane. In altre parole, Palazzo San Giacomo è applica quanto previsto dal legislatore nazionale nello stesso identico modo degli altri municipi metropolitani: firme autenticabili in Comune solo in pochi e specifici casi. Negli altri, si vada da sua maestà il notaio. Assolto quindi, de iure condito, il funzionario comunale partenopeo che si è rifiutato di autenticare la firma perché il caso non rientrava in quelli che lo consentivano, mi sia consentito ragionare de iure condendo: le norme vanno cambiate. Non è giusto che il cittadino debba pagare per farsi mettere un timbro notarile che attesti che la firma è proprio la sua; che la firma è esattamente la sua (del cittadino) può dirlo anche un incaricato del Comune. Per tutelare il dipendente comunale che autentica, basta aggiungere, sotto al timbro la dicitura "la presente autenticazione è limitata all'autografia della sottoscrizione". Come a dire: "Attesto soltanto che hai firmato tu, a prescindere da ciò che c'è scritto prima della firma" Quando terminerà la campagna elettorale per le provinciali e le europee, a urne riposte in soffitta per un po' (almeno così dovrebbe essere) proverò ad individuare uno o più parlamentari disposti a firmare una proposta di legge che allarghi la casistica che permetta ai cittadini di autenticare la firma senza ricorrere al notaio. Mi auguro che i notai non si arrabbino per questa mia iniziativa. Loro, i notai, rinunzierebbero ad un'esclusiva minima rispetto all'attività svolta (atti di compravendita immobiliare, assemblee societarie, mutui). Per molte persone, invece, gli euro risparmiati per autenticare la firma potrebbero essere importanti, soprattutto di questi tempi.
Giuseppe Pedersoli
difensore civico per la città di Napoli
pubblicato il 6 maggio 2009 dal Roma- GdN a pag.25