
Il pubblico dipendente che non risponde ai cittadini commette un reato. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza 14466 del 2009. A mio giudizio si tratta di una sentenza "giuridicamente rivoluzionaria", che attribuisce a funzionari e dirigenti della pubblica amministrazione un'importante responsabilità, fino ad oggi circoscritta nell'ambito della giustizia amministrativa. Rimedio genericamente esperito, infatti, era ed è quello del ricorso dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale contro il "silenzio-rifiuto". La sesta sezione penale della Suprema Corte ha invece deciso che il funzionario responsabile che omette di rispondere al cittadino, infrange l'articolo 328 del codice penale: "rifiuto di atti d'ufficio". Ma il Difensore civico farà di tutto affinché questo non accada. Non ritengo sia il caso di "brindare" per la decisione della Corte di Cassazione. Tra i compiti dell'ombudsman, infatti, c'è quello di mediare tra i cittadini e l'amministrazione, evitando cause e conflitti. A prescindere dai costi di un procedimento giudiziario penale, l'obiettivo della soddisfazione del cittadino non deve essere perseguito a colpi di scimitarra e di sanzioni penali. E poi, leggendo il testo integrale della sentenza, devo dire che il caso è singolare: nella vicenda in questione il comportamento del pubblico funzionario è stato davvero ingiustificabile. Non a caso la sentenza prevede anche la condanna al pagamento delle spese processuali. Ad ogni buon conto, la Cassazione è intervenuta con coraggio sull'argomento del silenzio (o del silenzio-rifiuto) da parte della P.A., ed i cittadini devono leggere con soddisfazione quanto stabilito dagli alti magistrati. Non si tratta di voler cavalcare a tutti i costi l'onda lunga del "ciclone Brunetta": ci sono moltissimi dipendenti statali, regionali, provinciali e comunali che lavorano con dedizione anche oltre l'orario sindacale. E di fronte alle tantissime richieste che arrivano agli uffici, quotidianamente, può essere preoccupante avere sul capo questa spada di Damocle delle conseguenze di una mancata risposta: la distrazione, i grandi numeri, sono tanti i motivi che potrebbero "far dimenticare" una pratica. Ma non deve accadere. Tutti devono organizzarsi per fornire risposte adeguate alle varie istanze. Ottenere una risposta è un diritto fondamentale che non può essere violato. Fermo restando che non sempre è possibile "accontentare" chi ti sottopone le più diverse questioni, nel mio anno e mezzo di mandato a Palazzo San Giacomo, ho avuto modo di constatare che ciò che maggiormente ferisce il cittadino è il silenzio delle istituzioni. Da qualche parte ho letto che in Germania le comunicazioni della pubblica amministrazione riportano, oltre al nome dell'impiegato a cui rivolgersi in caso di necessità, i recapiti telefonici e addirittura il numero del bus da prendere per raggiungere l'ufficio in questione. Questo significa dare un nome (e poi un volto), un indirizzo alla pubblica amministrazione, non farla considerare un concetto lontano dalle esigenze dei cittadini. Posso citare una recente esperienza personale: ho scritto una lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano, chiedendogli un appuntamento. Confesso che quando mi è stata recapitata la risposta del Capo dello Stato, con busta e carta intestata del Quirinale, mi sono anche un po' emozionato. Il Presidente, in realtà, non mi ha concesso l'appuntamento che gli avevo chiesto. Ma io mi sono sentito considerato, in quanto cittadino, dalle istituzioni. Buona Pasqua a tutti ed un augurio particolare alla popolazione recentemente colpita dal sisma, in Abruzzo.
Giuseppe Pedersoli
difensore civico per la città di Napoli
P.S. E' arrivata al mio ufficio un'email di un cittadino tedesco, Jörg Meuter (che mi ha espressamente autorizzato a citare il suo nome) che conferma quanto da me scritto a proposito della pubblica amministrazione tedesca. Aggiunge il sig. Meuter che in tutte le comunicazioni c'è l'invito a lasciare un giudizio sul livello di soddisfazione del servizio ricevuto. Registro con soddisfazione la mail del sig. Meuter e spero che il Comune di Napoli, quanto prima, possa emulare gli enti pubblici tedeschi.