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Neapolis

secondo itinerario

vista dal satellite del centro storico di Napoli
immagine da satellite del centro storico di Napoli (Google Maps)

A destra del Foro (piazza S.Gaetano) si prosegue giungendo in via Duomo dove si susseguono i resti archeologici di una domus romana, conservati negli scantinati dell'Archivio del Banco di Napoli, testimonianza della probabile attività edile che si sviluppò intorno l'antica porta Campana che chiudeva il decumano Maggiore (collocata nel sito oggi occupato dagli uffici del Tribunale), le Terme di Carminiello ai Mannesi e gli scavi del Duomo.

La scoperta delle terme fu del tutto casuale, essa risale al XX secolo ed avvenne durante lo sgombero delle macerie di un attacco aereo avvenuto nel corso della II guerra mondiale. L'iniziale disinteresse e conseguente abbandono durarono fino ai tardi anni 80, quando si ripresero gli scavi archeologici, riportando alla luce un complesso di costruzioni romane. Una domus romana del periodo repubblicano, un ambiente dedicato alla divinità Mitra, culto di origine persiana che trovò ampia diffusione tra gli ambienti militari e un complesso termale che si sovrappone agli ambienti appena descritti, sulla linea di ristrutturazione intrapresa in età imperiale, sul finire del primo secolo d.c.

L'area archeologica del Duomo si colloca nel sottosuolo della Cattedrale dove sono chiaramente visibili alcuni ambienti romani di età imperiale, resti di una strada d'epoca greca che separa questi scavi dalla zona d'epoca bizantina o tardo romana, con avanzi di pavimenti, basi di colonne, pozzi e una piccola abside, adornata con un pavimento a mosaico.
Proseguendo verso nord, su via Duomo s'incontra l'ultimo decumano, quello superiore. Questo, a destra, coincide con le attuali vie di Donnaregina e dei S.S. Apostoli, dove era ubicata la porta orientale denominata Porta Carbonara e poi Porta S. Sofia. A sinistra il decumano coincide, invece, con le attuali strade dell'Anticaglia e via Pisanelli. Qui i resti, soprattutto dei teatri, sono parzialmente visibili. Presenze significative si possono rintracciare all'interno di scantinati e cortili conventuali, rendendo non facile l'accesso ai turisti.

Se si svolta su una delle stradine a destra si giunge alla parte alta della città, l'Acropoli, corrispondente a largo S. Aniello a Caponapoli, dove sorgeva una collinetta molto più elevata dell'attuale e sulla quale la murazione, in parte visibile tuttora, proseguiva inerpicandosi.

L'acropoli era il luogo dove si concentravano i templi più importanti, dove si svolgevano i fondamentali riti religiosi, si veneravano le divinità e si svolgevano processioni e sacrifici. Le alte pareti della collina scendevano a picco verso la vallata, costituendo un baluardo di difesa naturale per ogni attacco che potesse provenire dall'entroterra campano.
Nell'attuale via Foria si estendeva un vallone dove confluivano le acque pluviali provenienti dalle vicine colline trovando, poi, sbocco sul mare. Nulla di preciso si sa riguardo il fiume Sebeto, ma di certo le sue acque e i fossati scavati isolavano e proteggevano l'acropoli.

 
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