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Sala Carlo V

 
 

La Sala Carlo V, sita al I piano di Castel Nuovo - Maschio Angioino ospita dal 12 dicembre 2015 cinquantotto sculture della collezione di Francesco Jerace donate dagli eredi dello scultore al Comune di Napoli. Di tale collezione una parte cospicua, in precedenza, era esposta nell'Antisala dei Baroni e un'altra era conservata nei depositi del Museo Civico in Castel Nuovo.
La prestigiosa raccolta, restaurata e presentata in occasione della mostra "Il Bello e il Vero. La scultura napoletana del secondo Ottocento e del primo Novecento" - ospitata nei locali del Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore lo scorso anno, ha trovato  collocazione permanente presso la sede di Castel Nuovo e si mostra in tutta la sua magnificenza ai tanti visitatori e turisti che affollano le sale del Museo Civico. La raccolta, unica in Italia e mai esposta tutta insieme, riunisce sculture in marmo, gesso e terracotta che testimoniano la grandezza di Jerace, scultore di origine calabrese, nato a Polistena nel 1853 e morto a Napoli nel 1937, che ha lasciato una vasta produzione in campo internazionale, infatti, oltre all'importante periodo napoletano, realizzò opere che si trovano in Italia, Europa, India, Americhe, Australia.
Lo scultore, attivo a Napoli negli anni d'oro della belle époque, testimoniò con la sua arte un mondo napoletano in espansione, fertile di cultura e di iniziative commerciali, scolpendo busti di personaggi di rilievo cittadino e europeo che spesso elessero la città a dimora definitiva, ma anche volti significativi del popolo, profonda anima di Napoli. Busti di uomini e donne illustri, tipi del popolo sono, dunque, l'humus della raccolta.
Le sue opere hanno una forte impronta di quel mondo neoclassico che venne affermandosi, nella plasticità e rigore delle forme, dopo l'opulenza del barocco. Le cinquantotto sculture hanno una fascinazione atemporale e nel contempo sono testimoni di un'epoca che Jerace seppe riprodurre con grande talento, affermandone l'universalità.
Le opere sono colte nella loro fierezza intellettuale, nella ieratica nobiltà o densa malinconia, fino ad arrivare all'incarnazione di una femminilità arcaica che recupera le proprie radici in un tempo mitico, come Nosside di Locri, Myriam o Mistica, la celebre Victa, busto marmoreo di grande fascino che segnò una decisiva svolta nella scultura italiana; bellezze femminili sospese tra realtà e poesia, come la intesa Era di Maggio, ispirata alla celebre canzone del poeta e scrittore coevo Salvatore Di Giacomo, o quella più strettamente popolare come La donna discinta con spallina. In questo senso l'anima centrale della raccolta è soprattutto dedicata alla figura femminile con numerosi esempi di grande bellezza.

 


A cura di U.O. Comunicazione - Servizio Patrimonio Artistico e Beni Culturali
Dott.ssa Adele Morea

 
 
 
 
 
 
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