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Castel Nuovo e Museo Civico

Realizzato alla fine del XIII secolo, sotto il regno di Carlo I d'Angiò, su progetto dell'architetto Pierre de Chaule. Per la sua posizione strategica il castello rivestì non solo le funzioni di residenza reale ma anche quella di fortezza. Fin dalla sua costruzione venne chiamato "Castrum Novum" (Castel Nuovo) per distinguerlo da quelli più antichi, dell'Ovo e Capuano, presenti in città.
 
Agli Angioini successero, nella metà del XIV secolo, gli Aragonesi con il Re Alfonso I che seguendo la scelta dei predecessori fissò la sua dimora reale nel castello iniziando consistenti lavori di trasformazione della reggia secondo i nuovi canoni difensivi. La struttura monumentale fu largamente modificata, su progetto dell'architetto maiorchino Guillem Sagrera, con la costruzione di grandi torrioni e un camminamento perimetrale di difesa che circonda l'intera struttura monumentale. Tra le due torri d'ingresso campeggia il grandioso arco di Trionfo, opera tra le più significative della scultura meridionale del sec. XV, che commemora il trionfale ingresso in città del sovrano aragonese.
 
Il complesso monumentale, è stato anche sede del Consiglio comunale di Napoli e dal 1990 è stato destinato a Museo Civico. Oltre alle Sale espositive che conservano dipinti e sculture dal XIII al XIX secolo, si possono ammirare, tra gli ambienti più rappresentativi del Castello: la Cappella Palatina, unica testimonianza dell'antica reggia angioina, con frammenti di affreschi del ciclo di Giotto e dei suoi allievi con scene del Vecchio e Nuovo Testamento; la Sala dei Baroni, già sala Maior del castello angioino voluta da Roberto d'Angiò ed affrescata da Giotto con scene degli uomini illustri dell'antichità. Sotto il regno di Alfonso d'Aragona (1442/1458) la Sala fu rifatta ed ampliata su progetto dell'architetto Sagrera che realizzò, a copertura della grande aula, una splendida volta stellare con oculo centrale.
La Sala è comunemente detta dei Baroni in quanto nel 1486 vi furono arrestati i Baroni che parteciparono alla congiura contro Ferrante d'Aragona.

 
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