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lettura ragionata del prospetto

Lettura ragionata del prospetto prezzi del Comune

Il prospetto che segue riporta per prodotti il prezzo rilevato in vario modo e in vari luoghi.
Più precisamente, la prima colonna riportata nel prospetto è il risultato di una media calcolata rispetto ai prezzi rilevati quotidianamente nei mercati all'ingrosso: un dato assolutamente orientativo senza pretese di scientificità e senza precise classificazioni dei prodotti.

Le colonne 3,4,5, e 6 riportano alcuni prezzi rilevati, sempre senza alcuna pretesa di scientificità o di completezza, nel corso del mese presso i mercatini rionali da rilevatori del Comune, in maniera e con formalità indipendenti da quelle codificate dall'ISTAT.

La colonna 2 "prezzo medio al consumo" riguarda, invece, il dato ufficiale dell'ISTAT per il mese di riferimento.

In proposito ci sembra utile accennare alla metodologia su cui si basano le rilevazioni Istat e dare alcune informazioni sul tipo di modifiche introdotte nel paniere sul piano nazionale.

La rilevazione dei prezzi al consumo simula la "spesa" di una grande famiglia composta da 58 milioni di persone: sono gli italiani che ogni giorno acquistano beni per miliardi di euro. Comprando di tutto: pane, pasti ai ristoranti o nelle pizzerie, caffè e toast nei bar, tagli di capelli e messe in pieghe dal parrucchiere, computer e cd, tv e automobili, viaggi in treno e in aereo etc.
Il paniere dell'Istat simula questa spesa e viene costruito prendendo un insieme molto ampio di beni e servizi (più ampio che in molti altri paesi) e assegnando a ognuno un peso che rappresenta l'importanza di quel bene e di quelli che esso rappresenta nel paniere.
La realtà dei consumi è sicuramente più variegata e mutevole di quanto qualunque statistica possa direttamente rilevare ed il "paniere dell'Istat" è una riduzione in scala dei consumi degli italiani. Una scala molto dettagliata per numero di prodotti (956), punti vendita visitati (25mila), distribuzione sul territorio nazionale, numero di prezzi rilevati etc. Per ciascuno di questi prezzi viene calcolato un indice che, fatto pari a 100 il livello di un determinato anno (l'anno base), sale o scende assieme alle variazioni dei prezzi nel corso del tempo. La trasformazione dei prezzi in indici serve a poter poi aggregare i prezzi dei diversi beni in modo da ottenere un indice dei prezzi totale. Infatti, i singoli indici sono aggregati tenendo conto sia della diversa importanza che ciascun bene ha, in sé e come rappresentante di altri beni, nella spesa complessiva, sia per l'importanza che gli acquisti fatti in una determinata città hanno sui consumi nazionali.

L''indice dei prezzi dei consumi nazionale (la definizione esatta è: "Indice dei prezzi al consumo per l'intera collettività nazionale", soprannominato anche Nic) viene costruito aggregando gli indici dei prezzi delle città di rilevazione, usando per l'aggregazione il peso che i consumi in quelle città hanno sui consumi nazionali.

Come è noto le rilevazioni non sono condotte dall'Istat ma dagli uffici statistici comunali delle singole città. L'Istat fornisce un manuale di istruzioni su come scegliere i punti vendita, su quali beni rilevare, sui pesi da assegnare a ciascun bene, mentre, sulla base di queste istruzioni, sono poi gli uffici statistici comunali a rilevare il prezzo sul mercato.
I dati raccolti nelle città vengono, in seguito, elaborati dagli uffici statistici comunali, che poi li diffondono e pubblicano come meglio credono e li trasmettono all'Istat che fa un'operazione di pulizia e li usa per costruire gli indici nazionali.
Solo alcuni dati vengono rilevati centralmente dall'Istat, perché non comportano differenziazioni territoriali e perché sono troppo complessi (tariffe elettriche, l'insieme dei servizi bancari o di quelli postali). Questi dati raccolti centralmente vengono comunicati agli uffici statistici comunali affinché possano elaborare i loro indici.

I numeri indici dei prezzi al consumo misurano le variazioni nel tempo dei prezzi di un paniere di beni e servizi destinati al consumo finale delle famiglie presenti sul territorio economico nazionale e acquistabili sul mercato attraverso transazioni monetarie .
Gli indici dei prezzi al consumo sono calcolati utilizzando l'indice a catena del tipo Laspeyres in cui sia il paniere che il sistema dei pesi vengono aggiornati annualmente.
Gli indici dei prezzi calcolati con questo metodo sono tre: l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC) che si riferisce all'aggregato economico più ampio ed è per tale motivo considerato in Italia l'indice principale; l'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), che si riferisce ai consumi delle famiglie facenti capo ad un lavoratore dipendente extragricolo; ad esso fa riferimento la maggior parte delle norme nazionali che prevedono l'adeguamento periodico di valori espressi in moneta corrente; l'indice armonizzato dei prezzi al consumo per i paesi dell'Unione Europea (IPCA) che viene calcolato sulla quota parte di consumi di beni e servizi che hanno regimi di prezzo comparabili nei diversi paesi dell'Unione europea ed è, perciò, utilizzato per misurare la dinamica dei prezzi in tale area. Tale indice viene calcolato e pubblicato dall'Istat e inviato all'Eurostat mensilmente secondo un calendario prefissato. L'Eurostat, a sua volta, diffonde gli indici armonizzati dei singoli paesi dell'U.E. ed elabora e diffonde l'indice sintetico Europeo, calcolato sulla base dei primi. In Italia le tipologie di spesa per consumo a cui si riferisce l'IPCA rappresentano il 95,9% circa di quelle incluse nell'indice nazionale NIC; in particolare sono esclusi dall'IPCA, o trattati con metodologie diverse da quelle adottate negli indici nazionali, alcuni prodotti quali lotterie, concorsi pronostici, lotto, servizi relativi alle assicurazioni vita e servizi socio-sanitari.
I tre indici hanno in comune la rilevazione dei dati riguardanti i prezzi svolta in prevalenza dagli Uffici Comunali di Statistica (UCS) e per la restante parte dall'Istat;  la base territoriale;  la metodologia di calcolo; la classificazione del paniere, articolato in 12 capitoli di spesa.

I tre indici differiscono, in primo luogo, per i sistemi di ponderazione, che sono coerenti con l'aggregato economico di riferimento e proporzionali ai consumi delle rispettive popolazioni. L'aggregato economico cui si riferisce il NIC è rappresentato dai consumi finali individuali delle famiglie residenti; per il FOI si considerano i consumi delle famiglie facenti capo ad un lavoratore dipendente. Nel caso dell'IPCA, il sistema di ponderazione è calcolato sulla base del paniere di prodotti e della struttura di ponderazione definiti secondo le regole di armonizzazione che ne assicurano la comparabilità tra i paesi dell'UE.
In secondo luogo, i tre indici differiscono per il concetto di prezzo considerato, nel caso in cui il prezzo di vendita di alcuni prodotti e servizi sia diverso da quello effettivamente pagato dal consumatore. Per gli indici NIC e FOI si considera il prezzo pieno di vendita e si escludono le riduzioni temporanee di prezzo (sconti, promozioni, ecc), mentre per l'indice IPCA si considera il prezzo effettivamente pagato dal consumatore e si tiene conto delle riduzioni temporanee di prezzo.

La classificazione adottata per gli indici dei prezzi al consumo è la COICOP95 (Classification of
Individual Consumption by Purpose) nella versione Rev.1. Il primo livello della classificazione considera 12 capitoli di spesa; il secondo è quello costituito da 38 categorie e il terzo è formato da 107 gruppi di prodotto.
A partire da gennaio 2003, la base territoriale è costituita da 81 comuni, 20 capoluoghi di regione e 61 capoluoghi di provincia che rappresentano l'86,9% della popolazione italiana residente. Per otto regioni (Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Marche, Umbria e Abruzzo), la partecipazione dei comuni capoluogo di provincia è totale; sono, invece, ancora poco rappresentate le regioni del sud e delle isole dove, escludendo l'Abruzzo, la metà dei comuni capoluogo di provincia non partecipa all'indagine.
La revisione del paniere viene operata dall'Istat alla fine di ogni anno. Tramite l'integrazione di più fonti informative si perviene alla verifica della rappresentatività dei prodotti inseriti nel paniere, al fine di decidere l'esclusione di quelli la cui diffusione e utilizzo risulta in declino e l'inserimento di altri, che nel tempo hanno assunto maggiore importanza. Inoltre, vengono effettuate modifiche della descrizione di alcuni prodotti, in modo da renderne più chiara l'individuazione e quindi più precisa la misurazione dei relativi prezzi.

Da tutto quanto detto si ricava che il dato della colonna 2 , più scientifico di quelli delle altre colonne, essendo però una estrapolazione su una ventina di prodotti rispetto ad indagini statistiche che riguardano un numero molto superiore di voci, non ha una significativa attendibilità neanche come strumento di confronto.

E' proprio il dato della colonna 2, che non può variare se non mensilmente, nelle date previste dall'ISTAT a livello nazionale, a determinare la periodicità mensile del bollettino del Comune sul sito internet ed è il dato della colonna 2 che influenza le deduzioni e le interpretazioni delle colonne 1, 3, 4 e 5.

Il prospetto, infine, può variare, contenere altri dati, essere rielaborato in termini e con metodi diversi essere arrichito: l'importante è che non si ritenga mai di attribuire ad esso né valore scientifico, dal punto di vista statistico, né valore di strumento per garantire in qualche forma il contenimento dei prezzi al consumo

 
 
 
 
 
 
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