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Welfare: ecco come il Comune aiuta i più deboli

Che fine fanno i soldi che verso in tasse e tributi locali? Con questa pubblicazione vogliamo rispondere a una domanda legittima che ogni cittadino ha il diritto di porre ed a cui la Pubblica Amministrazione ha il dovere di rispondere.

 
 
 
grafico a barre con l'indicazione delle fonti delle risorse relative alla spesa sociale

Solo un cittadino bene informato può esercitare il controllo sulle istituzioni e avanzare proposte, anche critiche, sul suo operato. La trasparenza, inoltre, è la risposta migliore per dissipare qualsiasi ombra si sia potuta addensare sulle politiche comunali per il welfare attraverso polemiche spesso e volentieri strumentali.

E' giunto a conclusione il primo piano sociale di zona triennale 2007-2009. Il welfare cittadino, fatto di interventi e servizi sociali, in questi anni ha dovuto tenere conto sia delle difficoltà della nostra Città, di una domanda sociale sempre crescente, sia delle mutate normative nazionali e regionali, nonché dei continui tagli alle risorse economiche per decisione dei livelli di governo sovraordinati al Comune. Le scelte nazionali non hanno aiutato il welfare locale: l'abolizione dell'Ici sulla prima casa, ad esempio, non ha fatto risparmiare granché i singoli cittadini, ma ha avuto effetti pesantissimi sui Comuni, lasciandoli sempre più soli e poveri di fronte alle mille difficoltà dei cittadini deboli, le cui condizioni di vita sono peggiorate con l'aggravarsi della crisi economica.

Abbiamo scelto di presentare le risorse economiche impegnate e concretamente spese, accanto ad un quadro complessivo degli utenti interessati, ben sapendo che questo è uno strumento non esaustivo rispetto al complesso di risorse strutturali e soprattutto umane che vengono di fatto investite nella realizzazione delle diverse azioni, ma consente ad ogni modo di fornire un quadro degli orientamenti, delle priorità e delle caratteristiche che assume il modello di welfare cittadino. La maggior parte delle attività si realizzano attraverso la collaborazione con il Terzo settore, in un rapporto di sussidiarietà riconosciuto dalla Costituzione e che sempre più deve essere rafforzato.
 
Il Terzo settore è fatto di uomini e donne in carne ed ossa che, quotidianamente, profondono impegno e professionalità a servizio dei più deboli e danno un sostegno concreto allo sviluppo sociale ed economico della nostra città. I ritardi nei pagamenti, diventati ormai insostenibili per gli enti attuatori, sono determinati da vincoli di legge, dalla rigidità del bilancio e del patto di stabilità, ma soprattutto dalla mancata decisione da parte del Governo di considerare le spese sociali come indispensabili e sottrarle, dunque, ai vincoli di bilancio e al sistema burocratico ordinario a cui il Comune è costretto a sottostare.
 
Il Piano Sociale di Zona individuato dalla legge 328/00, di riforma del comparto assistenziale, è lo strumento unico di programmazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali locali. Al finanziamento del sistema locale di interventi concorrono risorse proprie dell'Ente Locale e risorse trasferite da Stato e Regione in relazione a specifiche normative di settore. Scorrendo i dati, ognuno potrà scoprire come sono state ripartite e investite le risorse per i servizi sociali del Comune di Napoli a favore di bambini, anziani, disabili, famiglie, migranti, giovani.

Giulio Riccio
Assessore alle Politiche Sociali e Giovanili del Comune di Napoli

 
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