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cappella palatina

 
 
Interno della cappella
Cappella Palatina.

L'itinerario museale inizia dalla trecentesca Cappella Palatina o di Santa Barbara, che si apre sul quattrocentesco cortile di Castel Nuovo.

All'esterno l'attuale portale marmoreo, opera di Andrea dell'Aquila, ha sostituito alla metà del XV secolo quello angioino, come il rosone soprastante, progettato dal catalano Matteo Forcimanya nel 1470, sostituì quello trecentesco distrutto da un terremoto.

L'interno, riportato ai canoni dell'architettura gotica dopo i vari rifacimenti dei secoli scorsi tra cui quello barocco del Settecento, è formato da una sola navata ricoperta da una volta a capriate lignee, senza cappelle laterali, terminante con un'abside rettangolare sul cui fondo si apre un'alta e larga monofora contrapposta a quelle, lunghe e strette, delle pareti laterali.

Nel Trecento venne interamente affrescata con le Storie del Vecchio e del Nuovo Testamento da Giotto e dai suoi allievi. Di questo ciclo restano soltanto pochi frammenti negli sguanci delle finestre con testine decorative e motivi vegetali, attribuiti a Maso di Banco e collaboratori, che ricordano gli affreschi giotteschi della cappella Bardi in Santa Croce a Firenze.

La Cappella, unica testimonianza dell'antica reggia angioina, ospita opere che vanno dalla fine del Trecento agli inizi del Cinquecento, fra cui figurano venti affreschi (1360- 1375) provenienti dal Castello del Balzo di Casaluce, in provincia di Caserta, da cui vennero staccati nel 1972 per essere restaurati.

 
 
Testa decorativa, posizionata nella zona destra del coro della Cappella Palatina
Opera attribuita a Giotto o alla sua scuola. Foto di Andrea Della Rossa

Gli affreschi che occupano la parete destra dell'unica navata della Cappella, sono di mano del pittore fiorentino Niccolò di Tommaso, allievo di Maso di Banco e presentano, accanto ad una impostazione tipicamente masiana ( S. Pietro Celestino in cattedra con i monaci del suo ordine), motivi della cultura gotico-avignonese (Storia della vita del santo guerriero Guglielmo di Gellone).

Gli affreschi della parete sinistra (Storie Cristologiche e Storie di S. Antonio Abate), anch'essi molto lacunosi e di qualità meno eccelsa rispetto agli altri, sono di diversi artisti di ambito fiorentino della seconda metà del XIV secolo.
 
La Cappella, con annessa sacrestia, raccoglie, inoltre, pregevoli sculture del Rinascimento napoletano, quasi tutte opere di artisti che lavorano all'Arco di Trionfo di Alfonso di Aragona (1452-1458), tra cui è degno di nota il magnifico Tabernacolo con la Madonna e il Bambino, capolavoro giovanile del lombardo Domenico Gagini, allievo di Donatello e Brunelleschi.

Sulla parete di fondo della sacrestia, al posto di un settecentesco armadio ligneo trasferito al secondo piano del museo, campeggiano le due Madonne con il Bambino del dalmata Francesco Laurana, uno dei maggiori rappresentanti della scultura napoletana quattrocentesca. Delle due, l'una, detta anche Madonna del passero, proveniente dalla chiesa napoletana di Sant'Agostino alla Zecca, appartiene al primo soggiorno napoletano del Laurana e si avvicina stilisticamente alle sculture eseguite per l'Arco alfonsino dallo stesso artista.
 
L'altra Madonna "soave fanciulla nel volto adombrato di melanconia" proviene dal portale della Cappella Palatina e risale al secondo soggiorno napoletano dello scultore (1474). L'itinerario prosegue negli ambienti del primo e secondo piano dell'ala meridionale del Castello.

 
testi di Rosalba Manzo

 
 
 
 
 
 
 
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