
L'esigenza di definire nel modo più esauriente possibile cosa debba intendersi per archivio ha impegnato, nel tempo, schiere di studiosi che non hanno tralasciato di considerare il "corpus di memoria" anche per le relazioni di carattere sociale, religioso, politico, ecc. che sottilmente interconnettono le carte di cui esso si compone.
Ciò ha consentito di superare la percezione dell'archivio quale insieme documentale derivante dall'esercizio di un'attività - termine, questo, considerato nella sua più ampia accezione - e ad essa strettamente correlato, giungendo ad individuare l'ulteriore connotazione che ciascun complesso documentale può assumere quale fertile terreno per la ricerca storiografica.
Risulta pertanto evidente come la particolare tipicità del patrimonio documentale custodito presso l'Archivio della Santa Casa et Ospedale della Santa Annunziata in Napoli, consenta di esaminare quelle scritture anche secondo un'analisi storica e scientifica tesa a porre in relazione l'esame del "dato" allo studio del "soggetto" origine del dato: l'Uomo, la sua miseria e la sua pietà.
Utilizzando tale prospettiva è possibile interpretare in diverso modo la coesistenza "di fatto" che nei locali della Conservatoria, ove ha sede l'archivio della Santa Casa, vede simbolicamente affrontati i libri di rota e i libri maggiori dei projetti all'antico fondo pergamenaceo costituito da diplomi regi, bolle pontificie e vescovili e istrumenti notarili. I primi, arida e crudele testimonianza della sofferenza che, in un arco temporale lungo sette secoli, ha caratterizzato a Napoli la vita dell'infanzia abbandonata; i secondi, altero quanto fragile monumento alla pietate et munificentia che il potere si degnava di esprimere, forse, a riscatto delle proprie colpe.
Una coesistenza che si trasforma in metafora dell'eterna lotta che travaglia l'Uomo: cedere all'influsso del male o tentare di trascendere la propria imperfezione operando per il Bene, spinto dalla necessità di placare la disperazione della propria coscienza.
Degli elementi di quella compresenza, assai note, per il forte impatto emotivo che ne genera la consultazione e per la messe di informazioni che forniscono, sono le serie archivistiche riguardanti gli esposti e le attività brefotrofiali dell'istituzione. Meno diffusamente conosciuto è, invece, il fondo pergamenaceo nel quale si annoverano, tra l'altro, esemplari risalenti al XII secolo.
Non si hanno notizie circa le fasi della sedimentazione documentale del fondo probabilmente formatosi a causa dell'accorpamento di scritture direttamente legate alla storia della Santa Casa con altre incidentalmente pervenute alla pia istituzione.
Le notizie circa l'antica consistenza del fondo risalgono ad un regesto compilato nel Settecento ove era riportato un elenco di ben 6.061 documenti. Da allora, le vicende che nell'arco di un secolo portarono alla decimazione dell'importantissimo insieme documentale, rappresentano un doloroso esempio dei danni che l'ignoranza e la negligenza possono apportare alla tutela della memoria storica e sociale della collettività (basterà, per tutte, ricordare che nel 1821 furono distrutte in una sola volta ben cinquecentocinquanta pezzi membranacei perché considerati in ormai pessime condizioni di conservazione!).
Alla fine del XIX secolo, Giovan Battista D'Addosio provvide al restauro delle seicentosessantadue pergamene superstiti ed alla redazione di un Sommario che, finalmente, ne forniva un compendio.
Per l'esecuzione di un più efficace restauro e la realizzazione di un razionale sistema di conservazione del fondo si dovranno, però, attendere gli anni Sessanta del Novecento, quando all'insieme documentale fu finalmente restituita una collaudata solidità della materia scrittoria
I cinque documenti ora pubblicati in formato digitale, sono datati tra il 1206 ed il 1238 - pertanto non compresi nel numero di scritture direttamente connesse alla storia della Santa Casa, fondata solo agli inizi del XIV secolo - e costituiscono esempi della produzione cancelleresca emessa ad ossequio della volontà di Federico II Hohenstaufen.
Le pergamene non risultano citate negli studi di consueto riferimento sulle scritture rese dalla cancelleria del monarca svevo quali la monumentale Historia diplomatica Friderici secundi di Jean Louis Alphonse Huillard-Bréholles e Acta imperii inedita di Eduard Winkelmann.
Le pergamene esprimono la volontà di un personaggio che ha inciso profondamente nella storia europea; un monarca che ad una tenace attività politica volle affiancare una intensa attività culturale. L'amore di Federico II per la conoscenza portò la sua Magna Curia a divenire una sorta di crogiuolo del sapere dell'epoca, un luogo dove si realizzava la coesistenza di culture e religioni diverse.
Le cinque pergamene, quindi, quale simbolico mezzo per riproporre la figura di Federico Hohenstaufen e l'attualità del suo messaggio europeista e di respiro panmediterraneo. Un messaggio reso vivo e testimoniato da Napoli nel ruolo che le è proprio di città d'Europa protesa verso il Mediterraneo.
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