1. Contenuto della pagina
  2. Menu principale di navigazione
  3. Menu fondo pagina di navigazione
Contenuto della Pagina
condividi

flora e fauna

piccolo uccello sospeso su di un tronco d'albero

Il bosco degli Astroni è l'ultima testimonianza di un'antica copertura boschiva che, pur avendo subito alterazioni da parte dell'uomo nel corso dei secoli, costituisce un sito di grande importanza naturalistica.
 
La caratteristica che rende particolare quest'area boscata, è il fenomeno della cosiddetta "inversione vegetazionale", per la quale sul fondo del cratere, praticamente al livello del mare, prevale un bosco misto deciduo, costituito da essenze arboree normalmente presenti in zone collinari e di bassa montagna, mentre la vegetazione sempreverde mediterranea predomina lungo le pendici interne e sulla sommità del cratere. I motivi di questa anomala distribuzione della vegetazione, potrebbero essere ricercati in alcuni fattori, quali la costante disponibilità di acqua nel terreno, grazie alla presenza di una falda acquifera superficiale che alimenta i 3 laghi, e la conseguente instaurazione di un particolare microclima, caratterizzato da un'elevata umidità ambientale prodotta dalla intensa evapotrapirazione (evaporazione dei laghi e del terreno + traspirazione del manto verde), che, per essere più pesante dell'aria e grazie alle pareti integre del vulcano, ristagna per tutto l'anno all'interno del cratere.
 
La superficie boscata del fondo del cratere è caratterizzata dalla presenza di piante più esigenti in fatto d'acqua, spontanee o introdotte dall'uomo negli ultimi 150 anni, quali, soprattutto, farnia, quercia rossa americana, carpino nero, carpino bianco, carpinella, orniello, acero e olmo, mentre allontanandosi dal fondo del cratere, risalendo lungo le pendici e i rilievi interni, il clima diviene più arido per la minore disponibilità di acqua nel suolo e per la minore umidità dell'aria, motivo per cui possono prosperare solo piante sempreverdi più tolleranti dell'aridità, quali il leccio, nonché gli arbusti tipici della macchia mediterranea (mirto, cisto, corbezzolo, fillirea, alloro, etc.). Nel folto del bosco sono presenti alcuni cespugli di agrifoglio, probabilmente l'unica testimonianza di tale specie nel territorio dei Campi Flegrei.

 
 
Nel corso dei secoli la fauna ha subito notevoli alterazioni in seguito ad introduzioni per fini venatori; negli anni '60, quando la tenuta degli Astroni era di pertinenza del Giardino Zoologico di Napoli, furono impropriamente introdotte numerose specie di mammiferi, in gran parte esotici, quali l'antilope alcina, il guanaco, lo gnu, il cervo pomellato, oramai scomparsi. 
 
Un piccolo gufo
Un assiolo

Attualmente sono presenti solo specie autoctone perfettamente integrate nei diversi habitat presenti nella Riserva. Nelle zone lacustri oltre la presenza di anfibi e rettili, quali la rana verde, la rana agile e la natrice dal collare, e di uccelli comuni, quali la folaga, il germano reale, la gallinella d'acqua e il tuffetto, è di grande rilevanza la nidificazione del tarabusino e della moretta tabaccata. Per quest'ultima gli Astroni sono, a tutt'oggi, l'unico sito di nidificazione in Campania.
 
La zona umida, inoltre, riveste grande importanza per la sosta di uccelli migratori quali l'airone rosso, il falco di palude, il martin pescatore, l'alzavola e la marzaiola. L'habitat forestale offre asilo a numerose specie quali la ghiandaia, il colombaccio, il merlo, il pettirosso e a rapaci diurni e notturni quali l'allocco, il gheppio, lo sparviere e la poiana. Molto diffuso è il picchio rosso maggiore, scelto come simbolo della Riserva. Particolare rilievo assume la nidificazione di una coppia di falchi pellegrini, evento che si ripete dal 1997.
 
Tra i mammiferi sono presenti la volpe, la donnola, la faina, il moscardino, la talpa ed il mustiolo etrusco, il più piccolo mammifero d'Europa, nonché altre specie di piccoli roditori. La Riserva, grazie alla cospicua copertura boschiva e alla presenza di specchi d'acqua, riveste un'enorme importanza come luogo di sosta per molte specie di uccelli migratori, una vera e propria "oasi", poiché si trova all'interno di un territorio fortemente antropizzato e degradato, lungo una delle principali rotte che ogni anno vengono percorse da centinaia di milioni di uccelli.

 
Valuta questo sito: RISPONDI AL QUESTIONARIO